Banche e Titoli Tossici: Vediamoci Chiaro!

I risparmi degli italiani, in questi anni, non hanno fatto i conti solo con la crisi economica, ma anche con la gestione di qualche Istituto che ha pensato di scaricare i costi sulla clientela

Pubblicato il: 16 aprile 2014 | Categoria: EconoMia
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Una delle attività principali nella mia giornata, come family banker e come responsabile d’area, é quella dell’informazione. É del tutto impossibile fare questo mestiere senza rendersi conto in tempo reale di come cambiano gli assetti di mercato, di cosa si sta muovendo, banalmente, di cosa “bolle in pentola”. Per chi come me, mette la faccia tutti i giorni in quello che fa, avere le opzioni migliori a disposizione del singolo cliente, fa tutta la differenza del mondo.

Molto si é detto e molto si é scritto sul rapporto tra attività bancarie, tossicità e tenuta dell’intero sistema. Ma cosa é davvero una “Bad Bank”, come viene usata e perché? Rispetto a questa domanda ho trovato molto interessante una riflessione del collega Nicola Vallardi basata su alcune domande di facile comprensione, che riporto di seguito in stralci: “Una Bad Bank consiste nella creazione di un veicolo societario in cui far confluire gli asset tossici”di una banca”. Con tale termine si fa riferimento alla suddivisione in due di una banca, nella sua parte “buona” (Good Bank) e in quella “cattiva” (Bad Bank). La banca buona si occuperà di tutte le parti sane dell’attività di credito, mentre la parte cattiva comprenderà tutte le attività tossiche.

Perché una bad bank? L’obiettivo della creazione di una bad bank è quello di depurare gli istituti finanziari dalle perdite derivanti da derivati e attività tossiche.

Quanto valgono queste attività? Secondo recenti stime si aggirerebbero sui 9.700 miliardi di Dollari negli USA e 1.300 miliardi di Euro in Europa. Le attività tossiche sono però difficili da stimare anche perché spesso vengono scambiate in mercati poco liquidi e sono soggette a valutazioni diverse anche nei bilanci delle diverse banche.