Vita Vissuta

Fabrizio Tiburzi BasketAmo lo sport, amo la competizione, amo la vita, amo il basket. Lo sport aiuta lo spirito competitivo. Lo spirito competitivo migliora la vita. Il basket è tutto questo e anche di più. Imparare a conoscere se stessi, il proprio corpo, le proprie possibilità, i propri limiti penso sia il primo passo per fare sempre meglio, nel lavoro come nella vita. Essere abituati alla competizione, quella vera e sana, aiuta a gestire lo stress e le difficoltà. Una qualità importante che mi è stata utile anche nella mia attività di coach. Per poter insegnare agli altri, essere davvero una guida è fondamentale saper mantenere i nervi saldi in tutte le situazioni. Saper trovare una strada alternativa, quando tutte quelle tradizionali sembrano non più percorribili è fondamentale. Ho giocato a basket fino alla nascita del mio secondo figlio. Del resto, come diceva qualcuno più famoso di me: “La vita è quello che ti capita quando stai facendo altri programmi”.

Tecnicamente ero un ex corazziere (sì ho fatto anche quello dal 1980 al 1983) che si faceva valere come ala piccola nel cinque contro cinque. Una parte importante della mia vita, che mi ha insegnato molto e che ha costruito quello che sono oggi

Fabrizio TiburziCome detto, ho fatto molto cose nella mia vita. Per un anno, tra il 1989 e il 1990, mentre il mondo cambiava in modo radicale, io ero impegnato nel mio primo lavoro, come informatore medico scientifico per una grande azienda del settore dei prodotti dedicati all’ambito dermatologico. Anche quella si potrebbe definire certamente come una palestra dove ho cominciato a confrontarmi con i clienti, i loro problemi e loro necessità. E’stato un periodo breve, intenso, costruttivo che ricordo certamente con piacere.

Eccoci al mio presente. Come puoi leggere anche collegandoti alla sezioni Chi Sono di questo sito sono un family banker Mediolanum. Ho incontrato sulla mia strada professionale questo Gruppo nel lontano 1992 (prima sotto la sigla Programma Italia). Sono anche qui, ancora più motivato, anche se con ruolo diverso.

Oggi il mio compito non è solo quello di occuparmi dei clienti, ma anche di aiutare a crescere chi comincia oggi il suo cammino professionale in azienda. Non vendo prodotti della banca (in altre realtà, questo succede eccome), se oggi dovessi definire il mio lavoro parlerei più del “fare attenzione” alle persone e all’azienda. Tenendo presente che, alla fine dei conti, un’azienda sana è tale perché lo sono quelli che ci lavorano dentro. Da poco sono tornato a lavorare a Roma a dirigere un nuovo e motivato team. Obiettivi per il futuro? Crescere e non fermarsi mai.